DDL Caccia, ovvero come spararsi sui piedi da soli

DDL Caccia, ovvero come spararsi sui piedi da soli

La proposta di legge per la modifica della normativa sulla caccia avanza nella quasi totale indifferenza dell’opinione pubblica. Evidentemente pecca di attrattiva. Il tira e molla sulle primarie del campolargo è decisamente più eccitante da seguire. Non parliamo poi dell’avanzata delle armate elettorali di Vannacci. 

Eppure il cosiddetto “DDL Caccia” rischia di aprire una frattura tra gli elettori  e i partiti di non poco conto. Proviamo a sintetizzare ciò di cui stiamo parlando.

Il “DDL Caccia” di cui si sta parlando è il disegno di legge intitolato “Modifiche alla legge 11 febbraio 1992, n. 157, recante norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio”. È una riforma organica della legge 157/1992, cioè la principale legge italiana che disciplina caccia e tutela della fauna selvatica. La proposta di legge n. 2984 rappresenta il quinto intervento di modifica della legge quadro nazionale sulla caccia 157/1992 attuato durante l’attuale legislatura e, nel solco delle precedenti modifiche, introduce un’ulteriore serie di agevolazioni e liberalizzazioni univocamente a favore del mondo venatorio, quindi a discapito della protezione della fauna selvatica.

Il Senato l’ha approvato in prima lettura il 23 giugno 2026. Il provvedimento  è ora assegnato in sede referente alla Commissione XIII Agricoltura della Camera.

Tra le modifiche di carattere culturale emergono l’elevazione della figura del cacciatore a tutore “della biodiversità e dell’ecosistema” e la mortificazione del ruolo dell’ISPRA (Istituto superiore per la ricerca ambientale, organo scientifico direttamente dipendente dal Ministero dell’ambiente e della Sicurezza Energetica) i cui pareri sono equiparati a quelli del Comitato tecnico‑faunistico‑venatorio nazionale, consesso nel quale sono rappresentate anche le associazioni dei cacciatori.

Tra le modifiche materiali emergono l’estensione del periodo di caccia, l’aumento delle specie cacciabili, l’aumento del territorio destinato alla caccia, una liberalizzazione della caccia con richiami vivi, l’uso dei visori notturni.

Il testo sposta il baricentro normativo dalla sola “protezione” alla “gestione” della fauna selvatica. La caccia viene inserita in una più ampia concezione di “gestione” della fauna. Il testo modifica la stessa impostazione della legge 157/92, parlando non soltanto di protezione e prelievo venatorio, ma anche di gestione della fauna selvatica, comprendendo conservazione, controllo e utilizzazione del patrimonio faunistico. 

Calendari venatori e ruolo dell’ISPRA

Viene data maggiore autonomia alle Regioni nella stesura dei calendari venatori e nella gestione dei piani faunistici. Il parere dell’ ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) diventa consultivo e non più vincolante.  E’ uno dei punti più discussi. Le Regioni potrebbero discostarsi dai pareri di ISPRA e del Comitato tecnico faunistico-venatorio nazionale, purché motivino la scelta sulla base di fonti scientifiche riconosciute dalla Commissione europea. Inoltre, per determinate specie, il periodo di caccia potrebbe essere posticipato anche oltre la prima decade di febbraio, con il coinvolgimento di ISPRA e del Comitato tecnico.  Questo è un punto sul quale le posizioni sono molto divergenti: i promotori lo descrivono come un adeguamento alle nuove condizioni ambientali e climatiche; le associazioni ambientaliste sostengono invece che possa ridurre il peso del parere scientifico nella determinazione dei calendari.

Controllo della fauna selvatica

Il DDL modifica anche le modalità di controllo delle popolazioni animali, distinguendole dall’attività venatoria e prevedendo un ruolo di soggetti pubblici e privati coordinati dalle forze di polizia. Tra le motivazioni indicate nel testo ci sono la sicurezza pubblica, la prevenzione dei danni e il contenimento di malattie e zoonosi, compresa la peste suina africana. 

Terreni e aree dove si può cacciare

Si estende la possibilità di esercitare l’attività venatoria in alcune aree demaniali e forestali. Il testo interviene anche sulla disciplina dei territori destinati alla caccia e sulle aree protette o sottoposte a vincoli. Un punto particolarmente controverso riguarda i valichi montani utilizzati dagli uccelli migratori. La disciplina proposta restringe la definizione dei valichi soggetti al divieto, prevedendo che siano individuati attraverso specifici criteri e un successivo decreto interministeriale. 

Richiami vivi

Sono previste modifiche alla disciplina della cattura, dell’allevamento e dell’utilizzo dei richiami vivi nell’attività venatoria. 

Forme di caccia

Il testo elimina inoltre l’obbligo attuale per il cacciatore di scegliere in via esclusiva una determinata forma di caccia tra quelle previste dalla legge.


A dicembre 2025 la Commissione Europea, tramite la propria Direzione generale ambiente, preallertava il Ministero per l’ambiente e la sicurezza energetica italiano dei rischi potenziali di infrazione delle direttive Europee Habitat e Uccelli, derivanti dalle modifiche previste dal ddl n. 1552 in merito all’ estensione della stagione venatoria nelle aziende agri‑turistico‑venatorie, all’eliminazione del termine del 10 febbraio per la chiusura della stagione venatoria, all’uso dei visori notturni per la caccia agli ungulati, alla cattura di uccelli selvatici da impiegare come richiamo vivi.

Solo l’osservazione relativa all’uso dei visori notturni è stata parzialmente recepita escludendo il camoscio dalle specie cacciabili con questi dispositivi. Permane comunque il rischio di violazione perché l’uso dei visori è vietato, in generale, anche dalla Convenzione di Berna, recepita dall’Unione Europea.

Quindi, se la riforma della legge 157/1992 fosse definitivamente approvata senza correzioni, l’Italia sarebbe esposta a nuove procedure di infrazione da parte dell’Unione Europea. (Fonte: giustiziainsieme.it)


La Fondazione Cappellino (nota al grande pubblico anche grazie al proprio brand commerciale Almo Nature) ha commissionato a Ipsos Doxa tre sondaggi.

Il primo (agosto 2026) verteva su Caccia e Biodiversità.

https://fondazionecapellino.org/it/recommunity/caccia-e-biodiversit%C3%A0-il-pensiero-dei-cittadini-italiani

Il primo dato che balza agli occhi è quell’esiguo 3%: sono gli italiani che chiedono di incentivare la caccia. A questi, si contrappone il 91% di nostri concittadini che vorrebbe mantenere la legge sulla caccia com’è oggi (17%), pensa che la caccia vada fortemente ridotta (13%) o limitata a pochi casi di emergenza (34%), vorrebbe abolirla (27%). Solo il 6% non ha un’opinione in I dati mostrano che il 74% degli italiani considera la tutela dell’ambiente e della biodiversità una priorità importante, mentre una quota rilevante ritiene che istituzioni e politica dovrebbero impegnarsi maggiormente su questi temi.

Nel complesso, i risultati descrivono un’opinione pubblica che attribuisce grande valore alla biodiversità e che guarda alla tutela dell’ambiente non come a un tema settoriale, ma come a una priorità di interesse collettivo per il futuro del Paese.


Il secondo sondaggio (ottobre 2026) approfondisce il rapporto tra orientamento politico e richiesta di protezione della fauna selvatica e rivela dati chiarissimi: gli italiani sono uniti nel chiedere più tutela per la fauna selvatica.

La richiesta attraversa tutti gli elettorati considerati:

In ciascuna di queste aree politiche, la maggioranza degli elettori chiede al proprio partito norme più favorevoli alla tutela della fauna selvatica. Considerando anche chi ritiene adeguate le norme attuali, l’83% degli italiani si riconosce nel mantenimento o nel rafforzamento delle tutele, non nel loro allentamento.

La ricerca ha inoltre sottoposto agli intervistati alcune delle principali modifiche previste dal DDL Caccia: tutte raccolgono livelli di opposizione elevati, compresi tra il 67% e il 78%.

https://fondazionecapellino.org/hubfs/files%20REcommunity/Ipsos%20Doxa%20x%20Fondazione%20Capellino_2.%20La%20riforma%20della%20normativa%20venatoria.pdf?hsLang=it


Il terzo sondaggio (ottobre 2026) riguarda il consenso elettorale e si concentra su un elettorato in particolare: quello di centrodestra, insieme a indecisi e astenuti.

La domanda era semplice: come reagirebbero queste persone se la coalizione che sostengono approvasse il DDL Caccia? E come reagirebbero se decidesse di non approvarlo?

Ipsos Doxa ha simulato i due scenari, misurando come si sposterebbero le intenzioni di voto:

  • con il via libera alla riforma, lo spostamento stimato sarebbe di circa 560 mila voti a favore delle opposizioni;
  • in caso di mancata approvazione, il saldo sarebbe di segno opposto: +89.730 voti a favore del centrodestra.

Il DDL Caccia rischia di far perdere al centrodestra più elettori se venisse approvato che se non venisse approvato.

Sono 363.390 gli elettori di centrodestra (il 2,9%) che in quel caso non voterebbero più il proprio partito: non andrebbero a votare, voterebbero scheda bianca, oppure sceglierebbero un partito contrario al provvedimento. Altri 451.780 (il 3,6%) hanno dubbi e potrebbero fare lo stesso.

Al contrario, fermando il DDL Caccia, chi lascerebbe con certezza sarebbe oltre cinque volte di meno.

  • Fratelli d’Italia: −141.940 voti
  • Forza Italia e Noi Moderati: −126.300
  • Futuro Nazionale: −101.360
  • Lega: −42.270
  • Indecisi e astenuti: −148.300. È la differenza tra i 352.170 che potrebbero orientarsi verso le opposizioni e i 203.880 che potrebbero orientarsi verso il centrodestra.
  • Totale: −560.160

Anche guardando all’interno dell’elettorato che sostiene la coalizione impegnata su questa riforma, quindi, la conclusione è la stessa dei capitoli precedenti: proteggere la fauna selvatica non è la richiesta di una parte politica, è una richiesta che attraversa il Paese.

https://fondazionecapellino.org/hubfs/files%20REcommunity/Ipsos%20Doxa%20x%20Fondazione%20Capellino_3.%20DDL%20caccia%20e%20i%20possibili%20effetti%20sul%20consenso%20elettorale%20del%20centrodestra.pdf?hsLang=it

Fonte: https://fondazionecapellino.org/it/fondazione-capellino

Come diceva Gianfranco Funari…  “Ragionate, gente, ragionate!”

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