Il 17 di questo mese si spegneva, esattamente venti anni fa, Andrea Parodi.
L’anniversario è caduto proprio il giorno in cui si teneva a Cagliari la terza e ultima serata dell’edizione numero 19 del “Premio Andrea Parodi” il contest di world music a lui intitolato, oggi divenuto uno dei più importanti in Italia e nel mondo.
Del “Premio 2026” parleremo in seguito, in chiusura. Prima credo sia doveroso raccontare chi è stato Andrea, in particolare modo a beneficio di chi non ha conosciuto lui e la sua musica.
Andrea nasce a Porto Torres, da padre ligure e madre sarda, quindi da una parte di terra ed una di mare, in giusta misura pur essendo alla fine il mare il padrone di ogni sentimento. Si affaccia alla vita attraverso la porta del mare, guardando e superando l’orizzonte, grazie all’intuito e lo spirito da pioniere che in ogni circostanza lo contraddistinguerà.
Capitano di lungo corso, diplomato all’Istituto Nautico di Porto Torres, e successivamente, docente presso lo stesso Istituto, eccellente e geniale pescatore subacqueo, trascorrerà ore, giorni, anni immerso nell’oro della Sardegna: l’acqua. Venti anni di partiture di pesci nel pentagramma della sua vita.
Dopo una lunga esperienza con la musica leggera nel gruppo Sole Nero nato subito nel 1977 con immediate fortune di concorsi, pubblico e critica, la logica evoluzione in quel laboratorio denominato Coro degli Angeli e la fondamentale scuola che negli anni ottanta con Gianni Morandi su disco e durante tournee in ogni parte del mondo, mette le fondamenta per l’approccio finale con palcoscenico come unico protagonista.
E’ un incrocio di pianeti lontani, Mogol, Asimov, Marras che lo mette insieme a Gino Marielli e Gigi Camedda nel 1988 per il pianeta Tazenda. Con questa meravigliosa “scusa” ci saranno due Festival di Sanremo, la prima volta nel 1991, al fianco di Pierangelo Bertoli con la storica “Spunta la luna dal monte”, e la seconda volta l’anno successivo con “Pitzinnos in sa gherra” da vero protagonista.
Parodi impone così al largo pubblico il filone della canzone di ispirazione etnica e folk, aprendo la strada alle successive partecipazioni della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Enzo Gragnaniello e Avion Travel. Dello stesso anno al Festivalbar con “Preghiera Semplice” i Tazenda sono al vertice del loro successo. Ma è con i classici del repertorio sardo come ” No potho reposare”” che la voce di Andrea tocca livelli mai raggiunti prima da altri esecutori.
E nuove strade come Mintoi con Gianni Nocenzi in un progetto che vede riuniti le star della voce in un progetto Soft Song a tutt’oggi non ancora bene esplorato ma dove mettere radici è facile come per un fenicottero trasformare uno stagno in un Oceano. Voce e forza della musica etnica italiana, dunque, una lunga carriera costellata di successi e premi prestigiosi, tra i quali il Tenco, Recanati e l’internazionale di poesia Nosside).
Nel 1997 la decisione di voltare pagina e uscire dai Tazenda per intraprendere la carriera solista. Decisione logica e giusta, pur nel rischio che comporta ed infatti il suo primo cd solista Abacada non è un grande successo nè può esserlo, in quanto sparito l’orpello pop e la canzone come coro da stadio.
La musica lo richiama a sè nelle sue forme più brevi e minimali, arcaiche eppure ultratecnologiche, Abacada è il risveglio e il risveglio non è mai clamore.
Dalle esperienze etno-rock decide poi di dedicarsi alla musica mediterranea a partire da un progetto interamente acustico (Abacada), per poi proseguire in ricerche e progetti di collaborazione tra le diverse culture, attraverso lo strumento della cultura e della lingua sarda.
Riceve prestigiosi premi, come PREMIO LUNEZIA 2005, per la neo-nata sezione “etno-music”, Premio Maria Carta 2006, Premio Citta Di Othoca 2006. Talent scout e produttore discografico, è produttore di 3 CD, tra i quali “Meridies” di Marino De Rosas. Regista e documentarista (realizzerà quasi tutti i video dei Tazenda, numerosi documentari sulla Sardegna e recentemente un VideoArt girato nell’isola), oltre che musicista ed interprete, da sempre pioniere per vocazione.
Ci saranno a seguire i progetti con Rino Zurzulo, la scoperta del repertorio sudamericano attraverso Silvio Rodriguez e Caetano Veloso, e certe frange jazz eleganti come quadri di Biasi e certi rosa graniti delle marine. Proprio negli ultimi anni raggiunge perfezione stilistica e consenso collaborando con Noa e con Al Di Meola, un cd live come “Midsummer Night in Sardinia” vale tutti i telegatti, ed il tour con in giro per l’Europa con questo riconosciuto stregone delle sei corde è confortato da un sold out praticamente ovunque faccia tappa. Acquisisce quindi prestigio nell’ambito etno-jazz, e partecipa a prestigiosi festival internazionali, tra cui il “North Sea Jazz festival” di Cape Town (Sudafrica), “Fira della Manresa” (Spagna), il “Festival delle Percussioni di Louga” (Senegal) interagendo così con musicisti di vario genere e nazionalità.
Tredici CD e varie collaborazioni (tra le quali “Nuvole” di Fabrizio De Andrè, “Soft Songs” di Gianni Nocenzi, “Amorgos” e “Terra Maris” degli Indaco, “Nun è acqua” di Massimo Ranieri, “Creuza de ma” di Mauro Pagani), compare nella compilation di World Music – Il giro del mondo in musica (Amiata Records) quale interprete per l’Italia accanto ai nomi di Miriam Makeba per il Sud Africa, Youssou N’Dour per il Senegal e Compay Segundo per Cuba.
A testimonianza del suo impegno nel mondo della musica etnica e folk e della sua sensibilità per le minoranze linguistiche, la collaborazione con il gruppo provenzale Troubaires de Coumboscuro (attuali Marlevar), l’esibizione al Teatro Lirico di Cagliari nello spettacolo TERRACUZA TO insieme al quartetto vocale pugliese Faraualla e alla cantante israeliana Noa, con cui duetta in tre brani, dando voce al connubio musicale e artistico tra la cultura sarda e quella israeliana, e infine la collaborazione con Al Di Meola nel progetto Armentos.
La Riunione dei Tazenda nel 2005, al di là dello scontato successo sulla scia di emozioni più o meno legittime è come un sigillo, è la prova che comunque Andrea Parodi è una figura insostituibile nella scena musicale sarda, non solo come esecutore ma come vero e proprio artista a tempo pieno.
L’ultimo concerto il 22 settembre 2006 all’Anfiteatro Romano di Cagliari, resterà probabilmente uno dei momenti più alti della scena musicale sarda: il tributo, la commozione e lo struggente senso d’addio di quella serata diventano uno dei più completi documentari video della storia della musica sarda.

Così lo ricordano i suoi cari, i suoi compagni di viaggio, i suoi collaboratori più stretti che dopo la sua scomparsa hanno dato vita a una Fondazione che porta il suo nome e che organizza il contest conosciuto in tutto il mondo come “Premio Parodi”.
Ci sono uomini che attraversano il proprio tempo e altri che riescono a superarlo, lasciando un’impronta così profonda da continuare a essere presenti anche quando la loro voce si è spenta. Andrea Parodi appartiene a questa seconda, rara categoria.
Anno dopo anno la sua figura di uomo e di artista è stata raccontata a margine del contest attraverso seminari, conferenze, interviste, proiezioni di audiovisivi d’epoca. E anno dopo anno il ricordo di Andrea si è arricchito di particolari che ci permettono oggi di guardarlo un pochino più in trasparenza, come artista e come uomo.
Ecco quindi un Andrea riservato e “nascosto” nel ricordo del collega Bungaro e a contrapporsi ecco invece la figura di un uomo vulcanico, sempre attivo, coinvolgente e trascinatore nei ricordi di Elena Ledda (oggi direttrice artistica del Premio), sua partner artistica in tanti progetti musicali di successo.
Oggi ricordiamo e celebriamo la sua musica e i suoi successi ma, grazie alla testimonianza di coloro che hanno vissuto al suo fianco nella vita e sul palcoscenico, possiamo altresì ritrovare un uomo che ha passato anche momenti poco felici a cagione delle proprie scelte artistiche.
Quando decise di lasciare il mondo del pop, che lo osannava, Parodi non trovò subito porte aperte nell’universo mondo della musica tradizionale, quella che oggi chiamo world music, etnica, folkloristica e chi più ne ha più ne metta. Nonostante tutto e tutti in questo periodo duro, anche quando veniva considerato dai più un “corpo estraneo” sceso dall’iperuranio del successo commerciale, Andrea Parodi non ha mollato nemmeno per un attimo la presa sul suo destino artistico, girando per la sua terra, ascoltando, studiando, imparando, sperimentando, rettificando. Sino a trovare il passo e la misura che desiderava.
Un tumore lo ha portato via con sofferenza. Ma anche nella circostanza del suo addio Andrea Parodi ha lasciato un dono. Il 22 settembre 2006 oltre cinquemila persone rispondono al suo invito e riempiono l’antico anfiteatro romano di Cagliari. Andrea giunge al teatro in ambulanza, debole, sofferente. Ha provato poco e nulla con i musicisti che lo accompagneranno sul palco.
Ricordano Elena Ledda, Ottavio Nieddu e la moglie Valentina Casalena: “Non sapevamo se e quanto avrebbe potuto rimanere davanti al suo pubblico. Eravamo pronti a subentrare in qualsiasi momento. Invece ha fatto tutto il concerto con una forza attinta non si sa proprio dove. Quasi un miracolo“.
Il concerto si trova facilmente nel mare magnum del web, merita guardarlo e ascoltarlo. Pochissimi giorni dopo il tracollo e a breve distanza la scomparsa.

La Fondazione che porta il suo nome ogni anno lo celebra organizzando una kermesse divenuta anno dopo anno sempre più autorevole e apprezzata.
I giovani sono diventati adulti, qualche capello bianco appare tra i founders, i partners sono aumentati, le giurie sono sempre più attente e competenti. Il Premio Parodi non è oggi solo un contest di world music ma è divenuto un raffinato spazio di contaminazione musicale. Oro puro.
Dopo quasi dieci anni di partecipazione nella giuria critica di questa straordinaria avventura guardo (con ammirazione) le donne e gli uomini del Parodi che portano sulle proprie spalle pervicacemente la memoria e il ricordo di Andrea. Poi parte la sua musica e l’immagine allo specchio ribalta tutto. Siamo tutti noi che camminiamo portati sulle spalle da un Gigante che da vent’anni non è più qui.

È la cantautrice calabrese Angelica Perri la grande protagonista della diciannovesima edizione del Premio Andrea Parodi, il prestigioso appuntamento internazionale dedicato alla world music, andato in scena dal 15 al 17 ottobre al Teatro Massimo di Cagliari. Un successo particolarmente significativo per l’artista, che, oltre alla vittoria assoluta, ha conquistato anche il Premio della Critica e la menzione della Giuria Internazionale.
L’edizione 2026 si è distinta per una partecipazione internazionale particolarmente ricca e per una presenza femminile predominante. Sul palco si sono incontrate sensibilità musicali provenienti da Europa, Asia e dalle Americhe, a testimonianza della vocazione del Premio al dialogo tra culture.
Numerosi i riconoscimenti assegnati dalla giuria: a Momi, dal Friuli, la menzione per la migliore musica; al Nubras Ensemble, formazione che unisce Italia, Spagna e Romania, quella per il miglior arrangiamento; a Elana Sasson, tra California e Spagna, il riconoscimento per la migliore interpretazione. La colombiana Hita Del Rio, attiva anche in Francia, si è aggiudicata la menzione per il miglior testo e quella attribuita dagli stessi concorrenti.
Alla campana Chiarè sono andati il riconoscimento della Fondazione per la migliore reinterpretazione di un brano di Andrea Parodi e la menzione dei ragazzi presenti in sala. Koyel Basu ha invece conquistato il Premio Bianca d’Aponte International.

Ad arricchire le tre serate è stata la presenza di ospiti di grande prestigio, a cominciare da Paolo Fresu, protagonista di un’esibizione insieme a Bebo Ferra e Pierpaolo Vacca e insignito del riconoscimento Albo d’Oro 2026.
Sul palco del Teatro Massimo si sono alternati anche Bungaro, Luisa Briguglio, vincitrice dell’edizione 2025, Gigi Marras e il progetto musicale Bent’e mari, produzione originale Medinsard che riunisce Elena Ledda, Matteo Leone, Marzouk Mejri e Roberto Taufic.
A guidare il pubblico attraverso le tre serate sono stati Gianmaurizio Foderaro e Ottavio Nieddu, accompagnando un percorso fatto di musica, emozioni, incontri e memoria.
